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NICOLA !!!


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NICOLA !!!

Oggi, 30 gennaio, anniversario della morte di Nicola vorrei ricorarlo con questo articolo di repubblica del 1994.

Cosa impossibile, ma vorrei tanto che anche la nostra società leggesse queste righe...sport,vita,L'Aquila calcio!

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Fino alla fine L'AQUILA CALCIO...

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IL DOLCE URLO DI LORENZO
L' AQUILA - Eccolo Lorenzo Castri, i capelli biondi tagliati a zero, una grossa cicatrice che gli attraversa la testa. E' una giornata di festa per questo trentenne con lo sguardo ancora da bambino, uscito dal coma grazie ai canti dei tifosi dell' Aquila. Una giornata di festa per la vittoria della squadra del cuore e per il suo ritorno sugli spalti dopo quel bruttissimo 30 gennaio scorso. La trasferta a Pontedera, la delusione per un pareggio immeritato, il rientro in macchina con il fratello e un gruppo di amici, una curva, la strada scivolosa, lo schianto, il dolore, le urla, il sangue. Il silenzio carico di morte. Lo avevano ricoverato al Cto di Firenze. Reparto terapia intensiva, poi la sala di rianimazione. Lorenzo non dava segni di vita: era in coma. Una lotta disperata contro la morte. Massaggi, stimoli, sollecitazioni: i medici le avevano provate tutte. Le speranze si erano ridotte al minimo, tra l' angoscia della moglie e del padre che non volevano arrendersi. Poi, accade l' impossibile. Un miracolo. L' incredibile che nemmeno i medici sono disposti ad accettare. Gli amici, i compagni della tifoseria, registrano su un nastro i canti e gli slogan creati per incitare la squadra di calcio e li fanno ascoltare a quel giovane da quindici giorni in coma. Una, due, tre volte. La mano di Lorenzo ha un movimento impercettibile. Nella piccola stanza piena di apparecchi, di tubi, di fili e di visori che tengono in vita quel corpo inanimato, esplode l' entusiasmo. Grida smorzate, lacrime, abbracci. Il padre, la madre, la moglie di Lorenzo chiamano i medici. Il ragazzo reagisce sempre di più. I sanitari controllano. Ma sono scettici. La scienza ha difficoltà ad accettare ciò che non si spiega razionalmente. Ma i misteri della psiche prevalgono e impongono una realtà che adesso verifichiamo qui, su questi spalti di cemento, tra gli slogan urlati, gli striscioni, le bandiere e le sciarpe rossoblù alzate verso il cielo. Lorenzo Castri lo aveva promesso. Alla sua squadra e ai tifosi della curva. "Domenica verrò allo stadio", aveva annunciato. "Starò di nuovo lì, con tutti voi. Perché a voi e ai nostri canti devo la vita". Detto e fatto. Manca un quarto d' ora all' inizio della partita. Incontro importante per l' Aquila, che si trova a 29 punti, due di distacco dal Ponsacco. Dopo la pausa del pranzo, la città torna a rianimarsi. La gente si avvicina lentamente allo stadio. Giovani, vecchi. A gruppi, coppiette che si tengono per mano. Si fermano davanti ai cancelli azzurri ancora chiusi. Sulle colonne color rosso pompeiano, dipinte di fresco, folate di vento agitano dei cartelli commemorativi. Cartelli bianchi e neri. Il destino è stato più crudele con Nicola Mezzacappa. Nello schianto con la Golf è morto sul colpo. Ma adesso i genitori del ragazzo vogliono ugualmente partecipare alla gioia per il ritorno di Lorenzo e in poche righe stampate sui manifesti ringraziano per l' affetto mostrato dai tifosi. L' atmosfera si riscalda. C' è attesa e tensione per la partita. Lorenzo arriva cinque minuti prima del fischio d' inizio. Entra e lo stadio esplode in un lungo applauso. Lui cammina incerto, dondolandosi su un corpo in sovrappeso. Si passa una mano sul cranio segnato dalle operazioni. E' commosso. Poche lacrime gli scendono sulle guance. Inforca un paio di Ray-Ban per attenuare la luce di un sole radioso. Si avvicina un giornalista della Rai. Il cameraman riprende la folla sugli spalti, poi fa un primo piano di Lorenzo. Interviene il padre. Si agita, urla: niente interviste. Breve discussione con il cronista della tivù. Niente da fare: "Basta, sono giorni che gli state dietro. Andate via, ne abbiamo abbastanza". Intervengono i tifosi, cercano di calmarlo. Ma il padre sembra davvero infuriato. Iniziano i canti, gli slogan, il tifo. Poi l' arbitro fischia l' inizio della partita. Lorenzo scende ai piedi degli spalti. Canta anche lui, felice. Ma si stanca subito. Si siede, proprio vicino a noi. Torna ad alzarsi. E' come una processione: tutti gli stringono la mano, qualcuno lo abbraccia. Ritmano canti e slogan: "Forza L' Aquila/non mollare perché/tutta la curva è con te". Quindici minuti di gioco e la squadra di casa è in vantaggio. Bel tiro al volo del beniamino locale, Giuseppe Lo Pinto, su un traversone da destra. Applausi, qualche petardo. Lorenzo sorride, si fa trascinare dal tifo. Adesso anche lui urla e impreca di fronte alle altre due palle-gol che si mangia L' Aquila. Durante l' intervallo chiede dei soldi al padre. Dice di avere sete, vuole uscire per andare a bere al bar. Ma il genitore non si fida dei giornalisti e gli rifiuta mille lire. Un amico di Lorenzo si offre di accompagnarlo. Lasciano lo stadio, come tanti altri. Lo seguiamo. Prendiamo un caffè insieme. Due chiacchiere veloci prima del secondo tempo. Allora, sei emozionato? "No, nessuna emozione. Sono qui, come sempre. Amo tanto la mia squadra. Ho ritrovato i miei amici. Stiamo vincendo...". Il giornalista della tivù chiede: "E Nicola? Un ricordo per lui". Lorenzo Castri si rabbuia: "Tanti, tantissimi ricordi... Ma la vita deve continuare". Rammenti quando ti sei svegliato? Lorenzo ha uno scatto. Replica duro, facendo un gesto con la mano: "No, di questo non voglio parlare". Riprende l' incontro. La tifoseria torna a scaldarsi. Una canzone è dedicata anche a lui: "Ben-tornato, Lorenzo ben-tornato...". E Lorenzo sorride. C' è il sole, la luce, i colori, le grida. C' è la vita. Calcio e vita. Una giornata di festa, con un regalo speciale dei ragazzi dell' Aquila: due punti strappati agli avversari, doppietta di Lo Pinto. Lo stadio si svuota lentamente. L' appuntamento è per domenica prossima. "Tutti a Vasto", intona la tifoseria. Tutti a Vasto?, chiediamo. Lorenzo piega la testa. "Sì, ma questa volta in autobus".

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Fino alla fine L'AQUILA CALCIO...

amer72
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applaudire applaudire Bandiera Sventolala in eterno , amico

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"Perché per noi L' Aquila Calcio non è un passatempo di chi non ha nulla da fare la domenica (Tifosa )
QUANDO UN GIORNO MORIRE DOVRO' VORREI PORTARE IN CIELO I MIEI COLOR !!!

tifosa
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Ciao Nicola

ulaq
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Ciao Nico’ Bandiera

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